Diario:Naxxramas,La Ziggurat maledetta

Il Re Lich non consente scampo, la sua presenza in queste terre è assoluta, ogni cosa ci ricorda la sua presenza, nonostante i panorami affascinanti e mozzafiato o la sua rude bellezza. Ogni cosa qua è cresciuta adattandosi ai rigidi climi e sistemi di Northrend, sistemi che il Re Lich è riuscito a piegare al suo volere, piegando coloro che vi dimoravano da millenni.

Egli non si dimentica mai di far notare la sua presenza con le possenti Ziggurath volanti, visibili praticamente da ogni dove. Presenti come monito per coloro che oseranno sfidare la sua volontà. Alcune sono relativamente piccole ma con un diabolico intento, spargere la piaga su Northrend. Altre sono delle enormi fortezze volanti contenenti l’elite del Flagello. Sono luoghi di esperimenti che nessuna mente sana condurrebbe o avamposti per le truppe pronte a sbarcare e a dare battaglia con i loro gas blasfemi. Comandate ognuna da uno spietato servo del Re Lich. Ognuna ha un nome che incute terrore, ma una tra tutte si erge come vessillo di questa blasfemia. Naxxramas, dimora del leader dell’originario Culto dei Dannati, Kel’Thuzad il braccio secondo in comando nella grande armata del Flagello.

PatchwerkLa sfida è grande e il terrore ci fa tremare all’idea, ma tutti sappiamo che abbattere Naxxramas provocherebbe gravi danni al Re Lich e che per questo vale la pena gettarsi in un luogo in cui nemmeno la morte è un riposo meritato.  L’enorme fortezza volante spande i suoi liquami venefici sul territorio di Dragonblight, l’unico modo di giungervi è in volo. Urla raccapriccianti e orrori indicibili ci accolgono insieme al fetore dilagante.  I corrotti insetti Nerubiani con la loro regina, i maledetti cultisti e numerosi abomini ci danno la caccia attraverso le ali della fortezza ma non sanno che non ce ne andremo finchè non troveremo il rinnegato Kel’Thuzad.



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Diario: I Draghi chiedono aiuto

Ormai ci troviamo in queste terre gelate da qualche tempo e abbiamo visto molte meraviglie

Nelle fredde regioni di Northrend i grandi Ordini dei Draghi hanno sempre avuto la loro dimora, i loro templi e la leggendaria Sala delle Visioni. Esseri bestiali e scaltri, racchiudono gelosamente i segreti di Azeroth e li proteggono con tutta la loro forza. Forti del potere donatogli dai Titani, i Draghi proteggono Azeroth ognuno secondo la loro Visione, finchè questa o la loro stessa natura non li ha traviati.

Pochissimi mortali conoscono la loro storia, e quasi nessuno riesce ad entrare nelle loro grazie ma in tempi recenti i mortali hanno avuto a che fare sempre più spesso con loro. Fin dal tradimento di Neltharion il Guardiano della Terra e leader dei Draghi Neri, i più saggi tra le razze di Azeroth hanno studiato questi esseri per comprenderli e difendersi. Nonostante secoli di studi, molti interrogativi sono rimasti, ma si sarebbe sempre detto che l’orgoglio di un Drago non avrebbe mai permesso loro di chiedere aiuto alle razze mortali.

Un detto che oggi è stato smentito.

I Draghi oggi sono in lotta tra loro, fazioni interne agli stessi ordini sfidano i leader o gli stessi capi sfidano gli altri Ordini traviati da secoli di sofferenze e da una Visione che ormai vacilla. Il primo a cadere fu Neltharion, divenuto Deathwing, poi parte dello stormo di Ysera la Sognatrice fu corrotto nell’Incubo di Smeraldo, Gli “Infinite Dragonflight” si contrappongono allo stormo bronzeo per il controllo delle linee del tempo e oggi il Signore della Magia Malygos. Il leader dei Draghi Blu, dopo un lungo sonno si è risvegliato per eliminare tutte le razze mortali che hanno fatto un uso sconsiderato della magia. Malygos, che le storie raccontano essere il più amichevole tra i Draghi non si è mai riavuto dal tradimento del suo migliore amico Neltharion e dal quasi totale annientamento del proprio stormo.

Solo lo stormo della regina Alexstrasza e parte degli altri 3 si contrappongono a quello di Malygos e proprio dalla Regina della Vita in persona giunge una richiesta d’aiuto alle popolazioni di Azeroth. Grazie all’arcimago Rhonin allievo del Drago Rosso Korialstrasz, la magocrazia del Kirin Tor era in parte a conoscenza di questa guerra e si è mobilitata subito in loro aiuto. Gli scontri fratricidi ora imperversano nell’isola di Coldarra, ad ovest della Borean Tundra. Al centro di essa risiede un imponente torre, sostenuta dalla magia: il Nexus. L’uso del Nexus è noto solo a pochissimi, uno dei tanti segreti dei Draghi, ma al tempo della rimodellazione di Azeroth, pare che i Titani vi forgiassero degli oggetti come se fosse una fucina della realtà come la conosciamo oggi.

Molti di noi sono scioccati già alla richiesta di aiuto, alcuni indignati perchè ricordano solo il terrore provocato dai Draghi nelle Guerre passate e non sanno quanto i Draghi hanno fatto in realtà per noi. Forse a causa del loro bestiale aspetto e dei segreti che portano dentro fin dalla creazione.

La torre è altissima e la vetta è luogo di scontro tra i Draghi, vediamo cadere la possente Keristrasza sotto le fauci dello stesso Malygos. Il Tessitore della Magia è mosso da una furia che gli altri Ordini stentano a riconoscergli; è caduto di fronte alle responsabilità dei suoi errori e la paura di aver quasi perso il proprio stormo lo ha reso cieco e brutale.

La torre del Nexus

I maghi del Kirin Tor cercano di arginare l’avanzata di Malygos e delle sue guardie, dobbiamo entrare nella torre per non permettere ai Draghi blu di prenderne il possesso. Molti maghi però sembra che abbiano perso il senno e ora siano diventati schiavi della magia stessa. Indegni come dei profanatori di tombe, vagano per le camere del Nexus cercando di interpretare le rune luminose che aleggiano nell’aria. Questi topi di biblioteca non costituiscono di certo un problema messi a confronto con le energie scaturite dalle breccie nel Nexus stesso. L’energia fluisce libera attraverso piattaforme fluttuanti. Il significato e il funzionamento delle strutture ci sfuggono ma vediamo molti tipi di creature che sono accorse per carpirne i segreti a qualsiasi costo. Ci liberiamo di tutti coloro che ostacolano il funzionamento del Nexus fino a quando non incontriamo di nuovo Keristrasza completamente impazzita e plagiata da Malygos. Possiamo solo porre fine alle sue sofferenze e pregare che la Regina Alexstrasza possa donarle una nuova vita.

Probabilmente abbiamo iniziato a guadagnare la fiducia dei Draghi ma vedere combattere tra loro i grandi guardiani di Azeroth è un presagio di sventura, segno che un decadimento ben più profondo sia in atto.



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Problemi sul database del forum

Aho, ogni tanto capitano. Vediamo se lo resuscito.

Edit: So Gaglioffo e pure Maco, l’ho resuscitato :D



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Diario: Utgarde Keep

Giorni e giorni passati a stretto contatto con i Vrykul ci hanno insegnato molto su di loro. Grazie alle indagini della Lega degli Esploratori e ai continui scontri sono emerse notizie fondamentali per la comprensione di questo popolo.

Le rovine disseminate nella zona del fiordo sembrano databili a decine di migliaia di anni fa, quindi I Vrykul calcavano il suolo di Azeroth ben prima della Grande Spaccatura e dell’era degli Elfi. Tra queste rovine spicca un enorme statua raffigurante un Titano, uno dei cosiddetti “Grandi Padri” che diedero forma ad Azeroth e crearono le grandi “Visioni” sorvegliate dei Draghi.

Essi possedevano una scienza metallurgica ed edile molto avanzata derivata direttamente da quella dei Titani. Ed è proprio ai Titani che i Vrykul furono devoti per migliaia di anni dopo la loro scomparsa da Azeroth. Si presuppone che come i Nani discendevano dagli Earthen, i Vrykul nel remoto passato, fossero fatti di metallo, come i grandi giganti che dimorano in queste terre, e ad un certo punto hanno subito una mutazione che li ha resi di carne, non soggetti alla programmazione originaria dei Titani. La loro religione è però totalmente ispirata ai Grandi Padri e a degli spiriti guerrieri che sembrano proteggere il loro trapasso. Nonostante il cipiglio e la loro durezza, rimasero in pace per lunghissimo tempo.

Finchè questi ultimi non credettero di essere stati dimenticati dai propri Dei.

Ad un certo momento della storia, circa 15000 anni fa, molti figli dei Vrykul nacquero deformi secondo i canoni. Erano piccoli e deboli, assolutamente inadatti alla vita dura che conducevano. Per il Re Ymrion però era un segno di sventura e per essere fedeli ai Titani, dovevano disfarsi di tutte quelle creature che non erano pure. Tuttavia molti genitori ritennero che una tale misura fosse assurda. Probabilmente quei nuovi nati non erano adatti alla vita nelle regioni del nord di Azeroth ma se avessero cercato dei posti più vivibili avrebbero avuto una possibilità. I Vrykul iniziarono a disperdersi dunque; anche i fedeli al Re Ymrion sparirono misteriosamente, fino al nostro arrivo in Northrend.

Ora questa stirpe guerriera esistente fin dai primordi del Mondo, ci sbarra la strada verso Icecrown e sembra aver adottato i metodi del Re Lich affidandosi a spiriti corrotti, angeli della morte al servizio di Arthas. Vampirismo, uso della non-morte e spietatezza. Hanno anche asservito e addestrato imponenti lupi e creature draghiformi per conquistare e tenere sotto assedio Valgarde. Se non fermiamo questi continui assalti, Valgarde non resisterà a lungo. Sul grande balcone di Utgarde, in posizione di comando, il comandante Ingvar urla con voce tonante di attaccare senza pietà ogni trasgressore. Riusciamo a sentire dal fondo del fiordo la sua voce che riecheggia e per un istante abbiamo l’impressione che ci guardi con odio da quell’altezza verginosa.

Non ci resta che varcare i cancelli della roccaforte di Utgarde perrompere questo stallo. Iniziamo dal basso la scalata a questa enorme fortezza, dalle catacombe. Tutto sembra fatto a misura di gigante. I Vrykul sono una compagine molto compatta e solidale, fedelissimi al loro re e incuranti della morte. Alcuni di loro riappaiono in forma di spirito, dopo il decesso e continuano a combattere da non-morti. La trasformazione però sembra imperfetta e senza qualche supporto magico vicino, i fantasmi scompaiono.


La forgia di Utgarde

Risaliamo le imponenti forge, dove questa gente lavora il metallo direttamente in mezzo alle fiamme e attraversando le loro difese e il calore bruciante giungiamo fino al terrazzo dove il comandante dei draghi d’assalto da gli ordini ai grandi cavalieri volanti.

E’ giunto il momento di fermare questo attacco. Da solo Ingvar potrebbe tenere testa a un intero drappello ed è conscio di questo. L’orgoglio Vrykul è indistruttibile come la loro fortezza. Abbiamo la meglio ma piuttosto che ammettere la sconfitta, Ingvar preferisce invocare uno spirito dell’aldilà il quale con sdegno per il suo fallimento lo tramuta in un non-morto ancora più feroce. La trasformazione e la rabbia di Ingvar ci travolgono, ma anche se il suo incalzare è difficile da reggere ne abbiamo la meglio ponendo fine a questo

ennesimo scempio.

Continuiamo a non saperne abbastanza della religione Vrykul per capire cosa siano quegli spiriti ma abbiamo il sospetto che abbiano un ruolo importante nel comportamento ostile di questi giganti. Il sospetto che essi siano stati plagiati con l’inganno rimane. Per ora proclamiamo felici la nostra vittoria gridandola dal grande balcone e anche da Valgarde esultano per la sconfitta del comandante.


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Diario: Gelidi deserti e scogliere vertiginose

Approdiamo, finalmente, il viaggio è stato lungo ma i nuovi trasporti ci hanno condotto fino a questo luogo antico e maledetto per continuare la nostra battaglia. Abbiamo dimostrato di essere forti nei nostri regni, capaci di respingere gli attacchi del Re Lich, ma è solo questione di tempo affinchè la sua ambizione riesca a travolgerci. Le sue provocazioni alla fine ci hanno portato nel suo dominio, e ora vedremo di cosa siamo realmente capaci e se saremo in grado di adattarci ancora alla situazione. Solo pochissimi di noi erano già stati in queste terre ma le cose sono molto cambiate negli ultimi anni rendendo vane le conoscenze pregresse. Orda e Alleanza non hanno mai avuto grandi città in queste lande ma solo avamposti. Quegli avamposti ora sono diventate delle vere roccaforti pronte ad essere dei bastioni pronti a respingere l’avanzata del Flagello.

Valiance Keep

Ci accoglie un vero pandemonio di avventurieri giunti da ogni dove di Azeroth e oltre, tutti in lista per una missione o un occasione per mostrare le proprie capacità. Non siamo novellini, anzi, molte facce sono conosciute e alcuni hanno anche meritato rispetto. A volte abbiamo imbracciato le armi per la stessa causa, a volte no, ma un cenno di intesa tra noi ci basta per capire che non desisteremo e ci rivedremo alla fine. Il piano prevede di prendere Icecrown da due fronti facendo convergere le truppe dalla Borean Tundra e da Howling Fjord. Anche se non siamo militari lo schema d’attacco è chiaro a tutti. Tutti devono darsi da fare, mentre i soldati regolari si occupano di mansioni standard e ripetitive, noi siamo incaricati di fare un pò di tutto. Siamo irregolari, viviamo alla giornata, gentaglia da evitare per alcuni, ma siamo i migliori in ciò che facciamo e anche gli alti ufficiali chiedono il nostro consiglio quando le situazioni si fanno estreme. Alcuni di noi vengono destinati alla difesa e al consolidamento, altri vanno profondamente in avanscoperta per riprendere i contatti con zone perdute o stringere nuove alleanze con le popolazioni locali che è bene non sottovalutare. Ci viene data una scarna mappa delle zone circostanti e siamo pronti, il resto ce lo portiamo da noi o lo troveremo strada facendo.

Diga di Utgarde

Approvvigionamenti, scontri, esplorazioni e chissà che altro. Ci viene affidata l’ennesima prova e apriamo finalmente gli occhi al paesaggio che ci attende. Una gelida aurora splende giorno e notte sopra di noi illuminando in modo spettrale una terra che resiste alla piaga ma le cui creature sono state trasformate orribilmente. Il primo passo sarà di capire cosa si nasconda dietro l’ostilità  dei Vrykul, un antico popolo nativo di Northrend, che si credeva estinto da migliaia di anni. Se sono però caduti vittime delle macchinazioni del Re Lich potrebbe essere troppo tardi anche per una loro redenzione. La grande fortezza di Utgarde ci sbarra il cammino con la sua imponente diga.

Nuove terre

Nonostante la confidenza di sapere che siamo i migliori in ciò che facciamo, non riusciamo a rimanere gelidi come questo luogo. Ricordiamo le nostre esperienze passate perchè ci siano di conforto, forse il Re Lich ha già posto la prima pietra nella nostra anima. Ci mettiamo in marcia ugualmente sapendo che, tolti gli ideali o i tornaconti, ciò che rimane dell’avventura, come sempre, è la sfida, e ancora una volta non ci tireremo indietro senza averci provato.



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